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Middle East Christians
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L'appello del cardinale Emmanuel iii Delly
Al voto per il bene
di tutto l'Iraq
Baghdad, 5. «Chiedo a tutti gli iracheni di andare a votare e di farlo per il bene dell'Iraq. Stiamo pregando perché tutto avvenga senza violenza e nell'ordine. Tutto ciò che è in nostro potere lo faremo per il bene del Paese e del popolo». Alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del Parlamento iracheno, in programma domenica 7 marzo, il cardinale Emmanuel iii Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei, ha lanciato — attraverso l'agenzia Sir — un appello ai cittadini affinché si rechino alle urne. Il porporato commenta le violenze che stanno contrassegnando la campagna elettorale, le ultime, in ordine di tempo, commesse mercoledì a Ba'q{l-umacron}bah, capoluogo del Diy{l-amacron}lá, e giovedì nella capitale Baghd{l-amacron}d, che hanno provocato complessivamente cinquanta morti. È un Paese lacerato: «Sono iracheni contro iracheni — ha detto Delly — partiti contro partiti, ognuno lotta per i suoi interessi. In questi partiti ci sono tutti, sciiti, sunniti, mandei, cristiani, di tante fedi e confessioni, ed è questo il problema. Sono lotte interne che provocano numerose vittime».
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Le legislative in Iraq
Un voto contro le interferenze
di Gabriele Nicolò
Vuole essere la prova di un'indipendenza e di una sovranità più compiute il voto di domenica 7 marzo, quando l'Iraq sarà chiamato alle urne per il rinnovo del Parlamento. Il premier Nouri Al Maliki ha dichiarato che il Paese deciderà il proprio futuro «senza permettere a forze esterne, incluso l'Iran» di interferire. E anche la responsabilità della sicurezza sarà tutta irachena. Oltre seicentomila tra agenti e membri della sicurezza proteggeranno i 64.000 seggi sparsi nel territorio e i circa diciannove milioni di cittadini che si recheranno alle urne: dovranno scegliere tra i 6.200 candidati i 325 che siederanno nel nuovo Parlamento. Le forze americane, ora poco meno di centomila unità in tutto il Paese, resteranno nelle loro basi: interverranno solo se il loro aiuto sarà richiesto direttamente dalle autorità irachene.
Un ventaglio di sfide caratterizza le legislative. Al Maliki — dopo che il Papa all'Angelus di domenica 28 febbraio ha chiesto per l'Iraq un futuro di riconciliazione e sicurezza per tutte le minoranze religiose — ha ribadito l'impegno a fare tutto il possibile per proteggere i cristiani, bersaglio di sistematiche violenze. E, in un'intervista a «La Stampa», ha detto di voler «lavorare con Benedetto xvi per impedire che l'Oriente si svuoti di cristiani, o l'Occidente di musulmani».
Dal versante religioso a quello politico: il voto sarà chiamato a ricalibrare i fragili equilibri interni. Le fasi finali della campagna elettorale sono state segnate dall'esclusione di oltre cinquecento candidati ex appartenenti al partito Baath di Saddam Hussein. Un segnale chiaro di rottura con il passato. Ma il presente non è semplice. Gli iracheni secondo la nuova legge elettorale approvata lo scorso novembre — non senza controversie — dovranno rinnovare il Parlamento, che a sua volta nominerà il presidente e il primo ministro. Le novità più contestate riguardano la garanzia di rappresentanza istituzionale di tutti i gruppi etnico-religiosi e il numero di seggi riservati agli elettori iracheni all'estero.
Domenica i tre gruppi principali — sciiti, sunniti e curdi — si contenderanno le due più alte cariche dello Stato che, al momento, per garantire l'equilibrio fra le parti, hanno ciascuna due vice. Attualmente il presidente Talabani, curdo, ha due vice, uno sunnita e uno sciita; il premier Al Maliki, sciita, ha due «spalle», una sunnita, l'altra curda. La nuova legge elettorale prevede che il presidente non avrà più numeri due, mentre il primo ministro ne avrà uno solo. Ora si teme che in un Paese segnato da divisioni etniche, questa configurazione dei poteri possa generare discriminazioni contro un gruppo o un altro.
Forti obiezioni, al riguardo, sono state sollevate dai sunniti, il 42 per cento della popolazione. Essi contestano anche l'esigua quota di seggi riservati per gli elettori all'estero: a loro disposizione ne restano otto, anziché i quarantacinque delle precedenti elezioni. «Otto seggi è un numero insufficiente perché fuori dal Paese vivono due milioni di rifugiati politici, in gran parte sunniti» ha dichiarato il vice presidente Tariq Al Hashimi.
Il voto è seguito con particolare interesse dagli Stati Uniti. L'Amministrazione Obama spera che l'appuntamento elettorale segni un passo in avanti lungo il cammino di stabilizzazione del Paese, così da poter concentrare l'attenzione sull'Afghanistan. Entro pochi mesi il presidente Obama vorrebbe riportare a casa decine di migliaia di soldati (dal giugno scorso i militari statunitensi sono quasi spariti dalle zone urbane). Ma ci si chiede se i novecentomila uomini delle nuove forze di sicurezza irachene (di cui 600.000 poliziotti) saranno in grado di vincere da soli la sfida della sicurezza. I terroristi, infatti, non danno tregua: lo confermano gli attentati di questi giorni. E minacciano di scatenare nuove violenze qualora, all'orizzonte, grazie anche al voto di domenica, dovesse prospettarsi una maggiore stabilità politica e sociale. L'Iraq, dunque, si potrebbe trovare diviso tra il rifiuto di interferenze e la richiesta di aiuto internazionale. |
...into the Minds and Hearts of Middle East Catholics. A new documentary from St. Peter Chaldean Seminary in Iraq. A joint effort of Chaldean, Syrian, Maronite and Latin rites – all volunteers! An Open Door is a response to the Church’s call for ecumenism and the Holy Father’s call to help Christians in the Middle East. This five part documentary provides insight into the minds and hearts of Catholics living in Iraq. Their peaceful nature and their status as a minority, too small to defend themselves, have caused Iraqi Catholics to be targeted and made victims of war after war. Due to this situation, the Christian population in Iraq has fallen from over 1.5 million to three- to four hundred thousand, and is continuing to drop.
View the documentary An Open Door
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Written by Louis Sako (Archbishop of Kirkuk, Iraq)
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Signs of Hope in a Place of Despair, Part 2
The Holy Father, Benedict XVI, will convene a special synod for the Middle East to be held from the 10th to the 24th of October 2010. The theme will be The Catholic Church in the Middle East: Communion and Testimony. On this occasion, I would like to express my gratitude to the Holy Father for this opportunity and blessing, which will be of benefit to us all.
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Signs Of Hope In A Place Of Despair, Part 1
Since 2005-2007 Christians have been living through hard times. At least 800 have been killed, others kidnapped and forced to leave. Families(an estimated sixty percent) are split and scattered in various countries.
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